Ahmed Mukhtar
Nato a Baghdad e formato nelle migliori scuole della sua città, di Damasco e alla prestigiosa università SOAS di Londra, dove attualmente insegna, Ahmed Mukhtar è uno dei maggiori talenti della nuova generazione di musicisti del mondo arabo. Regolarmente invitato a suonare e insegnare dalle maggiori istituzioni musicali dell’Europa e del Medio Oriente, nel 1999 è stato premiato dalla Musicians Union britannica per le migliori composizioni non occidentali. Ha scritto musica per teatro e per documentari trasmessi da diverse televisioni arabe. Ha inoltre composto le musiche per una nuova versione Iracheno-Europea de “L’histoire du soldat” di Igor Stravinsky.
Mukhtar usa principalmente i modi tradizionali «maqamat». Il suo stile evidenzia influenze andaluse e l’uso di tecniche della chitarra flamenco. Attualmente sta svolgendo delle ricerche sul repertorio storico per l’oud.
L’oud
L’oud è un cordofono appartenente alla famiglia dei liuti. Ha il manico stretto e corto, la tastiera liscia, senza tasti e la cassa armonica dalla caratteristica forma a mezza pera.Possiamo dire che l’oud incarna l’essenza stessa della cultura musicale araba. La teoria musicale, in particolare il sistema tonale arabo, è da secoli illustrata con questo strumento, vera pietra angolare della musica araba d’arte. Non è senza ragione che gli Arabi chiamino l’oud il «Sultano degli strumenti musicali». Suonato da uomini e donne, sin dalle origini della storia musicale araba, l’oud ha sempre goduto di una immensa popolarità ed è presente in ogni festa e in ogni lieto momento di incontro sociale. Ancora oggi, il suono tenero e dolce dell’oud affascina l’ascoltatore arabo, che a volte ne paragona il suono al canto dell’usignolo. In Nord Africa e in Medio Oriente l’oud ha una diffusione paragonabile, ad esempio, a quella del pianoforte in Europa. In tutti i casi, la sua area di diffusione non si limita al mondo arabo ma si spinge sino all’Asia Centrale e alle regioni dell’Africa Sub Sahariana.
Una breve storia dell’oud
La più antica testimonianza sull’oud ci viene dall’antica Mesopotamia (l’Iraq attuale), registrata su dei sigilli cilindrici del periodo Accadico (2359-2159 A.C.) che si trovano attualmente al British Museum a Londra. Altre testimonianze risalgono all’antico Egitto, al 18° periodo familiare (1390-1589 A.C.).Letteralmente oud significa legno. La spiegazione per questo nome è semplice: in epoca relativamente tarda, intorno la fine del XVI secolo, gli arabi dell’Hijaz (la regione nord-occidentale della Penisola araba, oggi parte dell'Arabia Saudita) adottarono dalla città di Hirah (in Iraq) il liuto rivestito di legno al posto del mizar, un antico strumento rivestito di pelle noto in epoca pre-islamica e utilizzato in diverse dimensioni. In epoca pre-islamica Hiarar era considerata il principale centro in campo letterario e musicale. Il celebre sovrano persiano Bahram Ghur (430-438) ricevette li' la sua formazione. È possibile che l’oud sia stato influenzato dal liuto persiano a quattro corde chiamato bar-bat ma è anche verosimile che a quei tempi il termine bar-bat fosse un semplice sinonimo di oud.
Nel IX secolo il filosofo arabo Al-Kandi suggerì di portare il numerò delle corde da quattro a cinque, una evoluzione dello strumento che fu realizzata praticamente dal grande cantante e solista di oud Zyriab. Sino al XV secolo gli arabi distinguevano tra l’oud qadim, il vecchio strumento a quattro corde accordato per quarte e il nuovo oud kamil, “completo” a cinque corde.
Le quattro corde dell’oud venivano identificate con i quattro umori del del corpo e i quattro temperamenti umani secondo le codifiche della medicina classica antica. Zyriab colorò la corda più acuta (zir) di giallo, a simboleggiare la bile, la seconda (mathna) di rosso, a simboleggiare il sangue, la terza (mathlath) di bianco, a simboleggiare il flegma, e la quarta (bam) di nero, a simboleggiare la bile nera. Fu ancora Zyriab il primo ad usare come plettro la penna di un’aquila, così com’è ancora comune oggi nel mondo arabo.
Già durante il Medio Evo l’oud iniziava la sua diffusione in Europa con crociati di ritorno in patria, sia in Spagna a Occidente che a Bisanzio in Oriente. Trovieri, musici e cantori girovaghi portavano con se l’oud per accompagnare il loro canto. Tutti i nomi utilizzati in Europa per la famiglia dei liuti: laut, alaude, laud, luth, liuto e lute, potrebbero derivare dal termine arabo al-oud, richiamando alla mente il perido aureo che questo strumento essenzialmente arabo ebbe in Occidente.
Che cos’è il Maqam?
Nella musica araba, un Maqam (al plurale Maqamat) è un insieme di note all’interno del quale le relazioni, gli schemi abituali, e lo sviluppo melodico sono definiti da una tradizione. I Maqamat sono meglio definibili e comprensibili nel loro contesto: il ricco repertorio arabo. L’equivalente più prossimo nell’ambito della musica classica occidentale potrebbero essere i modi (maggiore, minore, etc.).Il Samai è un genere di composizioni che comprende quattro sezioni chiamate khana (al plurale khanat), ognuna seguita da un refrein (taslim). Il Samai utilizza un modulo ritmico in 10/8 (chiamato Samai Thaquil) seguito in tutto il taslim e i primi tre khanat. Il quarto khana, che precede l’ultimo refrein, è tipicamente composto in un modulo ritmico di 3/4 o di 6/4 chiamato Samai Darij. Alcuni compositori contemporanei invece utilizzano un modulo ritmico in 5/8, 7/8 o 9/8 nel quarto khana.
Il Doulab (letteralmente la ruota) è una breve composizione strumentale introduttiva. Il Doulab stabilisce il carattere del Maqam, e è designato a rivelare la sua specifica qualità così come la struttura dei suoi intervalli e le emozione ad esso collegate.
Il Taqasim e l’improvvisazione
In arabo la traduzione letterale di Taqasim è “divisione in due o più parti”. In campo musicale esso fa riferimento al passaggio tra diversi Maqam durante una esecuzione. Non è del tutto chiaro quando il termine Taqasim venne usato per la prima volta per descrivere questo processo ma sicuramente in Medio Oriente si tratta di diversi secoli fa.La conoscenza approfondita dei Maqam è fondamentale per lo sviluppo dei Taqasim.
Il Taqasim, accanto al canto e alla composizione, rappresenta una parte fondamentale della musica irachena e, più in generale, di tutta la musica araba. Queste musiche dipendono in larga parte dall’improvvisazione. È per questo che nel Taqasim possiamo trovare una grande libertà di espressione, a differenza di altri generi musicali arabi dove, come nella musica classica occidentale, prevale il sistema di notazione scritta in ogni parte dell’opera.
Possiamo comunque dire che il Taqasim e l’improvvisazione entrano in tutte le forme della musica araba ma a diversi gradi.
L’improvvisazione si sviluppa attorno a un nucleo tematico o una melodia, la struttura principale di un pezzo è scritta ma le ornamentazioni, gli abbellimenti, le dinamiche etc sono lasciate alla libertà dell’esecutore che può così aggiungere il suo tocco personale e il suo gusto interpretatativo alle idee del compositore. Queste “variazioni” sono sia improvvisate dal solista durante l’esecuzione che preparate prima. Ad ogni modo le scelte non sono fissate rigidamente ma possono cambiano in base all’umore dell’interprete, alla risposta del pubblico, etc. Per interpretare questa musica è necessario uno studio approfondito ed una grande competenza tecnica ed espressiva ma l’obiettivo non è quello di una espressione meramente virtuosistica. Nella musica araba la relazione con le emozioni è molto importante e questo aspetto è considerato complementare ad una formazione musicale completa. Il sentimento è più importante della tecnica: questo è il senso profondo di molta musica sviluppatasi agli inizi del XX secolo e il motivo per cui molta della musica successiva venga sostanzialmente ignorata nonostante abbia sviluppato un elevato livello di complessità tecnica. La tecnica è un mezzo per raggiungere un fine e non un fine essa stessa: questo è particolarmente vero per un solista di oud.




